
Nei giorni scorsi Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha presentato al Consiglio Onu per i diritti umani il report "From economy of occupation to economy of genocide" questo report denuncia come la guerra di Israele alla Palestina, un genocidio di fatto di un esercito contro i civili, sia in realtà anche un’occasione per molte aziende occidentali per lucrare sulla guerra.
Nel rapporto (disponibile alla fine dell’articolo) si fanno i nomi di aziende occidentali, ci sono le cifre insomma ancora una volta viene tolto il velo all’ipocrisia dell’occidente che parla di pace ma pratica la guerra. Attenzione non tutte le aziende menzionate sono aziende produttrici di armi, ci sono anche aziende note per sistemi operativi di pc, o che vendono prodotti online, cioè Microsoft e Amazon, le quali spendono milioni in comunicazione per spiegarci che hanno un lato umanissimo nel loro business. Oltre ad aziende che forniscono i mezzi per la demolizione delle case dei palestinesi come Caterpillar, Volvo etc.
Francesca Albanese ha fatto i nomi di queste aziende che hanno voluto fare business con la guerra, che sono accorse ad offrire i loro prodotti o servizi a Israele. Tutto questo non ha prodotto nessuna condanna verso le aziende in questione, ma anzi la stessa Albanese il 9 luglio è stata iscritta nella lista nera degli USA con sanzioni anche personali, Israele viene ancora protetto dagli americani.
L’Onu risponde immediatamente: Volker Turk, Alto Commissario ONU per i diritti umani, ha invitato Washington a tornare sui propri passi, ricordando che “anche di fronte a divergenze profonde, il confronto deve restare costruttivo”; Jurg Lauber, presidente di turno del Consiglio ONU per i diritti umani: “Gli Stati devono evitare ogni forma di intimidazione o ritorsione verso i nostri esperti”.
Nessuna traccia del governo italiano e del Presidente Mattarella in solidarietà dell’Albanese che è anche una nostra connazionale. La reazione del Governo USA è un pericoloso precedente attaccando voci indipendenti che denunciano quello che accade nei teatri di guerra si vuole zittire ogni racconto alternativo.
Per fortuna è nata dal basso una raccolta firme per candidare al Nobel per la Pace Francesca Albanese, “Siamo farfalle!” è il titolo della raccolta firme tratto da un libro della stessa Albanese “Quando il mondo dorme”: «Da soli siamo fragili come le ali di una farfalla, ma uniti - solidi e solidali – possiamo fare tempesta. (…) È nell’interconnessione delle lotte per l’emancipazione e la libertà - individuale o collettiva - che dobbiamo ritrovare il nostro solidum. Insieme possiamo affrontare qualsiasi sfida. Quindi battiamo le ali, facciamo la tempesta, anzi, come si dice dalle mie parti, facciamo ammuìna!"
In poche ore si è già superato le 29mila firme si può aderire al link




